mercoledì 25 marzo 2015

Il molo dei greci: viaggio dalla Sibaritide al Parco Nazionale del Pollino

Appunti di viaggi, considerazioni, approfondimenti, foto e video alla scoperta del patrimonio naturalistico, storico, artistico e culturale calabrese.

Docente referente: prof.ssa Rosa Marincola


classe V A Sistemi Informativi Aziendali Istituto Tecnico Economico "Guarasci"Rogliano (Cs)

Il percorso interdisciplinare include una mini guida turistica in inglese e una in francese scritta dagli studenti.





Il Parco del Pollino

Il territorio caratterizzato da diversi massicci montuosi posti tra il Mar Ionio e il Mar Tirreno, tra di essi ricordiamo il Massiccio del Pollino, i monti dell'Orsomarso e il monte Alpi.
Il Massiccio del Pollino con le vette più alte del Parco: Serra Dolcedorme (2267 m), Monte Pollino (2248 m), Serra del Prete (2181 m), Serra delle Ciavole (2127 m) e Serra di Crispo (2053 m). Tra questi ultimi rilievi, a quasi 2000 metri, si apre la Grande Porta, famoso altopiano da cui svettano gli esemplari più vecchi di Pino coricato. In questa zona scorrono il Raganello, il Frido, il Peschiera e il Sarmento - le cui acque scavano gole strettissime tra le rocce. Altri corsi d’acqua si trovano sul versante occidentale in direzione del tirreno.
Qui si aprono vallate incise dai seguenti corsi d’acqua: Argentino, Abatemarco, Lao, Rosa.
La fauna e la flora del Pollino è fra le più rigogliose di tutto il meridione d’Italia. Infatti la particolare posizione geografica consente una grande ricchezza di specie vegetali e animali. Tra le specie animali tipiche ricordiamo una particolare coccinella di colore azzurro-cenere con macchie
nere vellutate, che vive sui faggi. Numerose sono le specie di farfalle e bisogna ricordare un particolare ragno rosso e nero dal morso doloroso e tossico, appartenente allo stesso genere della vedova nera americana. Un'altra specie velenosa è la Vipera aspis. Tra gli uccelli ricordiamo il falco
pellegrino, diversi esemplari di picchio, l’aquila reale, il nibbio, il capovaccaio, il grifone, il gufo reale.
Riguardo ai Mammiferi, sono rappresentate tutte le specie più significative dell’Appennino meridionale. Tra di essi: il lupo, il gatto selvatico, la lontra, il cinghiale, il capriolo, la puzzola, il ghiro, lo scoiattolo, l’istrice, la lepre.
La vegetazione è diversificata in fasce altitudinali. Nelle zone prossime alla costa, fino ai 700-800 m, prevale la macchia mediterranea con la presenza di leccio, ginepro, mirto, corbezzolo, roverella , acero e ginestra comune. Sui fondi sabbiosi e rocciosi, tendenzialmente aridi, si evidenzia una vegetazione bassa e rada denominata “gariga”, costituita da specie, talvolta aromatiche come cisto, timo, camedrio arboreo.
Oltre gli 800 m fino ai 1100 m, nella fascia sopra mediterranea, dominano le diverse varietà di querce, roverella cerro , farnetto ,carpino orientale acero castagno, ontano napoletano. Formazioni forestali di estrema rilevanza naturalistica sono le acerete del Monte Sparviero. Nella fascia montana, fino a quasi 2000 m, prevale la faggeta. Nelle quote più basse il faggio si accompagna all’agrifoglio e all’acero. e sul versante settentrionale del Parco, il faggio dà luogo alla particolare associazione con l’abete bianco. Inoltre sul versante meridionale compare il pino nero fino ai 1700 m. Ciò che distingue e rende unica la vegetazione montana ed altomontana del Pollino e il pino loricato, emblema del Parco. esso fino ai 2200 m, sulle cime del Pollino e scende eccezionalmente fino ai 550 m nel versante sud-occidentale del Parco. La corteccia di questa conifera è grigio chiara, soprattutto nelle piante giovani, da cui il nome “leucodermis”; negli esemplari adulti la corteccia è
fessurata in placche irregolari, cosiddette “loriche”, che richiamano le antiche corazze romane. Nel corso della sua vita millenaria, può raggiungere un’altezza di 40 metri e un diametro di oltre un metro. in primavera quando la neve si scioglie compaiono estese praterie ricche di millefoglio montano, genziana maggiore, asfodelo montano, narciso selvatico, zafferano maggiore (crocus), ranuncolo lanuto, e varie specie di orchidee. Sono presenti anche numerose piante medicamentose e officinali.

La città di Sibari


La Magna Grecia era il nome dell’area geografica della penisola italiana meridionale che fu anticamente colonizzata dai Greci a partire dall’VIII secolo a.C. Sibari era la più antica colonia greca  delle colonie cosiddette “achee”, cioè la prima popolazione ellenica che invase la Grecia nel II millennio a.C.
Sibari sorgeva in un sito caratterizzato da una pianura particolarmente fertile. La città accrebbe presto la sua ricchezza, grazie anche ai rapporti commerciali con il Mediterraneo orientale e allo sfruttamento delle risorse di un ampio territorio.
Sibari al culmine della sua potenza controllava, secondo Strabone, geografo greco antico, un ampio dominio. Fondò altre colonie in Italia meridionale, come Metaponto collocata sul Golfo di Sibari, e, sul Tirreno, Poseidonia (Paestum) nell’attuale Campania.
I Sibaritidi erano retti da un’aristocrazia di proprietari terrieri, in forte competizione al proprio interno per il controllo del potere nella città e nel suo vasto territorio. La fama della loro ricchezza e del loro stile di vita era diffusa in tutto il mondo greco del tempo.
Dal punto di vista politico Sibari era una oligarchia che, proprio per il carattere competitivo che la caratterizzava, entrò in crisi, sperimentando nella seconda metà del VI secolo a.C. sia la tirannide, sia la diffusione di alcune dottrine politico-filosofiche che miravano alla riforma dello Stato. Furono proprio questi due fattori, e in particolare la cacciata di un gruppo di aristocratici pitagorici nella città di Crotone (sede di Pitagora e dei suoi seguaci) a causare una guerra con quest’ultima. Crotone vinse e Sibari venne distrutta. In seguito i discendenti degli antichi abitanti riuscirono ad ottenere l’aiuto di Atene e di altri coloni dall’intera Grecia per rifondare Sibari. La nuova città sorse con lo stesso nome sul sito di prima, che non era stato mai del tutto abbandonato.
 I discendenti degli antichi Sibaritidi pretendevano di avere il controllo politico della città. Ciò portò ad un grave conflitto in seguito al quale i vecchi Sibaritidi vennero uccisi dai nuovi venuti e i pochi sopravvissuti furono costretti a fuggire. I vincitori fondarono una nuova città, la colonia panellenica di Thurii che riuscì a mantenere la sua indipendenza fino al 282 a.C. quando Lucani e Brettii ottennero da Roma un presidio armato. Sibari-Thurii dopo aver partecipato alle guerre puniche contro i Cartaginesi di Annibale e a fianco dei Romani divenne sede di una colonia militare romana denominata per l’occasione  Copia (abbondanza). Copia divenne Municipio romano intorno all’88 a.C. ed ebbe monete proprie. Il nome Copia poco per volta fu tralasciato e la città si chiamò in seguito col nome precedente di Thurii latinizzato in Thurium.
Nei secoli successivi le continue alluvioni e i movimenti bradisismici hanno trascinato le vestigia di quella illustre e ricca città a più di 5 metri di profondità. Solo quindici secoli dopo la sua scomparsa si è riusciti a individuare il sito delle tre città e finalmente a portare alla luce reperti importanti di quelle epoche storiche. Gli scavi archeologici, che ancora molto hanno da rivelare, danno al visitatore un’idea del passato illustre di questo sito.   

Sybaris

Sybaris était une ville de la Magna Grecia sur la mer lonienne, avec vue sur le golfe de Tarante, entre les rivières Crati et Coscile, actuellement rèuni à environ 5Km de la mer, mais une fois avec indépendente des foyers. Aujourd'hui est un fraction de la ville de Cassano à la mer Ionienne et est basé sur une économie principalement touristique.
Ce fut la cité la plus puissante de la Grande Grèce. Elle aurait regroupé jusqu'à 300000 habitants, ce qui était considérable à l'époque. Dynamique et expansionniste, elle fonda au début du VII° siècle, les colonies de Marcellina et Skydros (sciro). Elle domina jusqu'à quatre peuples et vingt cinq cités. Sa richesse était assurée par le rôle strategique qu'elle tenait dans le commerce méditerranéen de l'époque archaïque, et par les liens étroits qu'elle conservait avec la cité de Milet. Sybaris était réputée pour sa somptuosité, ses lieux de plaisirs, et la mollesse de ses habitants.
Les Fouilles archéologiques dans la premiére moitiè du XX° siècle avait été limité à une enquête menée par Umberto Zanotti Bianco et plus tard, également de Paola Zancani Montuoro, qui avait servì à mettre au jour les vestiges de costructions anciennes (essentiellement de l'époque romaine, datant de Copie d'une colonie latine, construit sur  le sité de Thurium) dans le Parco del Cavallo.
Les vestiges archéologiques des anciennes villes sont aujourd'hui conservées dans le Musée Archéologique National de Sybaris et le site fait maintenant  partie du parc archéologique de Sybaris.
L'actuelle Sybaris, fut édifiée dans les années 1960 à la suite de travaux d'assainissement que le gouvernement finança le long de l'embouchure du Crati, en assainissant la plaine de Sibari, la plus grande de la Calabre. Sibari a une population d'environ 5000 habitants et est toujours une "località" de la commune de Cassano à la mer Ionienne, malgré ses tentatives sans résultat pour obtenir une existence communale distincte. Sibari connaît un important développement  touristique, balnéaire et culturel. Son agricolture produit des agrumes, des olives et du riz.            

Magna Graecia

Like the ancient Greeks, we are seduced by the charm of this corner of Calabria: sea, sand, the warm breath of the winds, the intensity of scents and colours.
The plain of Sybaris is dominated by the intense green of the Mediterranean  landscape, by the intensity of the colour of the sea, the white sand.
Charm of nature then, and fascination of people, that today renew the friendly hospitality and elegance and sophistication of ancient times.
Sybaris was an ancient city in Magna Graecia, on the western shore of the Gulf of Taranto. Today It is a frazione of the comune of Cassano allo Ionio, in the province of Cosenza.

Sybaris was the earliest of all the Greek colonies in this part of Italy and was founded according to Scymnus Chius, as early as 720 BC. It was an Achaean colony, and its Oekist (founder) was a citizen of Helice in Achaia; but they were accompanied by a number of Troezenian citizens. However the Achaeans eventually drove out the Troezenias. But according to legend the city was founded by the son of Oilean Ajax.
By the sixth century BC Sybaris had amassed great wealth and a huge population, as a result of the rich farming land and its policy of admitting settlers of the other nations to its citizenry, a practice which was snared by other Greek colonies.

During this period Sybaris’s wealth and power was greatly envied and admired by the rest of the Hellenic world. It minted its own coinage and its innovations include perhaps the world’s first primitive yet effective street-lighting system and the concept of intellectual property.
Sybaris was also a dominant power in the region. We are told that the Sybarites ruled over 25 subject cities. Most of the subject cities were probably Oenotrian towns, but we know that Sybaris had extended its dominion across the peninsula to the Tyrrhenian Sea, where it founded the colonies of Poseidonia (Paestum), Laus , and Scidrus.

Sybaris was at at its height during the time of Smindyrides (c580-560BC), a prominent citizen who is claimed by Herodotus to have surpassed all other men in refined luxury.
Another example of Sybaritic luxury is found in temple of Lacinian Juno.

After this period there is very little information on the history of the city until shortly before its fall. It appears that in a later period the government, which had previously been in the hands of an oligarchy, was overthrown by a democratic party headed by a demagogue named Telys who drove a considerable number of the leading citizens into exile. Subsequently Telys seems to have become the despot or tyrant of the city.
The exiled citizens took refuge at Crotona; the sybarites declared war and marched upon Crotona.  They were met by the Crotoniats at the river Traeis. The Crotoniats won and slaughtered most of the Sybarites. They gained control of the city, and were determined to raze it to the ground so it could never be inhabited again.

In 444 BC Pericles, in order to tound a colony of panhellenic character, sent a fleet of ten ships, and identified the source Thuria as the place designated by the oracle of Apollo. The urban projeet of the new colony is attributed to Hippodamus of Miletus.
In 194 BC Sybaris – Thurium became the seat of a Roman military colony named Copy (abundance).

With the expansion of the Empire, Sybaris –Thurium ends up losing the importance it had in the past.
After a long period of peace during which the city was almost entirely rebuilt according to the needs of the Romans (theatres, bath and several public buildings).
The advent of Christianity involved Thurium which became Episcopaliam.
In 597 AD the city was attacked and destroyed by the Lombards who settled in Cassano. The archaeological excavations give the visitors an idea of the past of this site. 


Matematica
In collegamento con lo studio storico sulle colonie greche nella sibaritide, abbiamo ricercato elementi relativi alla storia della matematica.

Algebra:Tra le risorse rinvenute, ci hanno colpito due epigrammi tratti dall'Antologia Palatina  (http://utenti.quipo.it/base5/numeri/antopalatina.htm), li abbiamo fatti risolvere ai ragazzi del secondo anno ITE. Essi hanno dovuto comprendere il testo del problema espresso in un linguaggio aulico, poco familiare ai quindicenni, formalizzare il problema nel linguaggio simbolico, risolvere le equazioni e verificare la soluzione trovata. Molti studenti hanno incontrato difficoltà nelle diverse fasi, ma l'attività è stata un'occasione per farli riflettere, discutere, per riprendere-approfondire argomenti già trattati (problemi sulle equazioni di I grado) e recuperare alcune carenze di base, gli studenti del quinto anno hanno fatto da tutor a quelli del secondo anno.
I problemi aritmetici in epoca greca: gli epigrammi
L'epigramma è una breve ed agile composizione in versi molto utilizzata nella Grecia antica.
In età arcaica (VIII-V sec. a.C.) era soltanto un'iscrizione anonima che veniva incisa sui monumenti funebri o che accompagnava i doni votivi alle divinità.
In età classica (V-IV sec. a.C.) era composto anche su commissione, per eventi celebrativi.
In età ellenistica (IV-I sec. a.C.) divenne praticamente l'unica forma di poesia, utilizzata per trattare in modo conciso e brillante i più svariati argomenti: la bellezza della natura, delusioni d'amore, avventure erotiche, velenose polemiche letterarie e politiche, descrizioni di opere d'arte, barzellette satiriche, indovinelli e persino problemi aritmetici.
Il libro XIV dell'Antologia Palatina contiene 150 epigrammi, di cui 45 sono problemi aritmetici raccolti da Metrodoro, un grammatico vissuto tra la fine del V e il principio del VI secolo d. C. Sono stati scelti due problemi lineari, uno in cui si deve trovare una quantità conoscendone una frazione e un problema sui pesi delle statue.
Problema 1:
Socrate, I Pitagorici
-Dimmi, rampollo eliconio di Muse, Pitagora illustre, quanti presso di te ce ne sono, che scendono a gara
nel filosofico arengo, i successi migliori mietendo?
-Ecco, Policrate: c'è una metà che si dedica a fondo a fascinosi problemi di calcolo; un quarto s'affanna
sulla natura immortale; d'un settimo, tutta la cura sta nel silenzio totale, nel dialogo interno perenne;
tre sono donne, ed eccelle su tutte le altre Teano. Tali i profeti di Muse Pierie di cui sono guida.

Soluzione
Policrate, giovane prediletto dalle Muse, chiede a Pitagora quanti sono i Pitagorici.
Pitagora risponde:
1/2 si dedicano a problemi di calcolo
1/4 studia la natura immortale
1/7 medita nel silenzio
3 sono le donne e fra esse la migliore è Teano
Indicando il totale con x, otteniamo:
x/2 + x/4 + x/7 + 3 = x
da cui: x = 28
I Pitagorici sono 28.
Note
L'autore, Socrate, non è il noto filosofo di Atene ma un autore di epigrammi menzionato da Diogene Laerzio in Vite dei filosofi, Libro II, 47.
Rampollo eliconio di Muse: giovane prediletto dalle Muse.
Elicona: è il monte dove vivevano le Muse
Muse Pierie: le Muse nacquero in una regione della Grecia chiamata Pieria.

Problema 2:
Anonimo, I talenti
Pallade d'oro battuto son io; ma l'oro è l'offerta di poeti d'ingegno sempre vivo.
Fu la metà di Carisio, l'ottava porzione di Tespi;
diede Solone un decimo del tutto,
un ventesimo offrì Temisone, Aristòdico mise
gli altri nove talenti e l'arte sua.

Soluzione
Parla probabilmente una statua d'oro di Pallade-Atena, la dea della guerra.
Dice che l'oro di cui è fatta è l'offerta di poeti dall'ingegno sempre vivo.
1/2 è di Carisio
1/8 di Tespi
1/10 di Solone
1/20 di Temisone
9 talenti di Aristòdico

La domanda sottintesa è: a quanti talenti ammonta l'oro in tutto?
x/2 + x/8 + x/10 + x/20 + 9 = x
da cui si ricava
9x/40 = 9
x = 40
Note
Pallade: Atena, divinità guerriera che reggeva le guerre giuste e proteggeva i giusti eroi.
Solone: (634-560) il primo uomo politico ateniese di cui siano giunte fino a noi notizie biografiche complete. Scrisse componimenti poetici di vario tipo a contenuto politico; celebri sono la sua poesia "Per il buon governo" e l'elegia alle Muse, un vero e proprio trattato di teologia e morale.
Tespi: figura che si perde nel mito, è considerato il padre del teatro greco. Sembra abbia inaugurato la prima rappresentazione ufficiale di tragedie nel 533 ad Atene e a lui si devono alcune innovazioni, come l'introduzione del parlato nelle tragedie che prima erano solo canto.
Talento: secondo Friedrich Hultsch, il talendo d'oro ateniese rappresentava un peso 26,196 kg di metallo fino.

Per curiosità, il valore attuale (2006 - 16319 EUR/kg) della statua, espresso in Euro, ammonterebbe a circa 17 milioni di Euro.La parola (pallàs) significava anche una moneta con la testa di Pallade. Per i pitagorici reppresentava il numero 5, come riporta Giamblico in Theologumena Arithmeticae.

Geometria:
Clicca qui per aprire la cartella condivisa su Google Drive contenente i seguenti file
  • Presentazione Powet Point su Pitagora e la scuola pitagorica
  • File GeoGebra sulla costruzione della spirale delle radici quadrate dei numeri interi
  • Costruzione della sezione aurea di un segmento con Geogebra
Articolo 9 della Costituzione

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.


Così  a  poco  a  poco  le  rovine  stesse  se  ne  vanno, così  se ne vanno ingenti  testimonianze  della  grandezza  degli  antichi.…
Francesco Petrarca

L’art. 9 della Costituzione ha assunto un rilievo sempre più evidente negli ultimi anni e, in modo particolare, in questo periodo di profonda crisi economica e sociale.
L’Italia e, in generale l’Europa, si trova a dovere affrontare una situazione complessa in cui le esigenze economiche si intrecciano fortemente con esigenze di cambiamento sociale e culturale.
Uno sviluppo economico non assistito da un’adeguata crescita culturale ha illuso molte generazioni sulla possibilità di poter fare a meno di un’adeguata istruzione, formazione professionale e civile.
La cultura è stata ritenuta quasi un bene “superfluo” e gli investimenti in tale settore si sono fortemente ridotti soprattutto con l’inasprirsi di una crisi economica devastante.
La grande modernità dell’art. 9 della Costituzione sta proprio in questo: ci ricorda qual è la strada da seguire per ritrovare una società più giusta, più equa più vivibile.
L’istruzione, l’educazione al bello, l’arte, la scienza, la cultura: questa è la strada maestra da percorrere, questa la vera rivoluzione che potrebbe portare l’Italia e l’Europa fuori dalla crisi.
L’art. 9 è strutturato in due commi solo apparentemente diversi.
In realtà l’elemento che accomuna le due parti dell’articolo è, per l’appunto, il concetto di cultura che alcuni interpretano in senso ampio e onnicomprensivo (tutta l’attività di ricerca intellettuale dell’uomo) e altri in senso selettivo nel senso che la nozione di cultura deve essere limitata solo alle manifestazioni superiori dell’intelletto umano e, cioè, alle espressioni culturali che raggiungono il livello dell’arte e della scienza.
In entrambi i casi, però, lo sviluppo della cultura è ritenuto concetto così ampio da comprendere in sé anche la ricerca scientifica e tecnica.
La norma di cui all’art. 9 Cost., nella sua unitarietà tra primo e secondo comma, sancisce come valore primario quello “estetico – culturale” in cui si manifesta l’esigenza di assicurare il progresso culturale della persona umana e dell’intera comunità civile.
Sulla base delle indicazioni fornite dalla Corte Costituzionale anche in dottrina è prevalsa una lettura unitaria tra primo e secondo comma dell’art. 9 il cui elemento comune è proprio quel “valore estetico – culturale” in cui si manifesta l’esigenza di assicurare il progresso culturale della persona umana e dell’intera comunità civile.
Sviluppo, ricerca, cultura, patrimonio formano un tutto inscindibile: l’interpretazione dei due commi, dunque, non può che seguire un moto circolare che discenda dal primo al secondo per ascendere di nuovo al primo.

Nota: tutte le foto sono state scattate dagli studenti durante il viaggio d’istruzione

Dalla rara bellezza di borghi e paesaggi, dalla grande varietà e ricchezza culturale... all'amara realtà....e all'incuria. 

Nel nostro lavoro abbiamo deciso di usare «Scatti e contenuti» come «Riscatti» volutamente abbiamo incollato le foto su pagine bianche, così i nostri ricordi di escursioni allegre e spensierate si sono intrecciate con la cronaca «real life» riportata da frammenti di articoli.

















































Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.